27 giugno 2007 - 22 luglio 2007
Antonio Ciccone
"The Lydia series"
Quante volte è possibile ritrarre un medesimo soggetto senza che il disegnare diventi mera abitudine, accademia, routine, e quindi senza che il pittore-ritrattista diventi una specie di burocrate i cui lavori risultino perfetti quanto privi di anima? Quante volte è possibile ritrarre un medesimo soggetto facendo a meno dell’ausilio del colore senza che ciò significhi perdita di luce e limitazione delle possibilità creativo-espressive? Difficile dirlo in assoluto. Soprattutto se il soggetto raffigurato non appartiene all’immaginario collettivo. Nel caso di Antonio Ciccone però, ciò è potuto succedere di certo almeno ventisei volte (disegni a carboncino,100 x 70 cm), inclusi anche quattro trittici e un ritratto in acrilico (tela su tavola, 80 x 100 cm). È il caso di “The Lydia series”, una serie di lavori che si sono succeduti e protratti per dieci anni, e che hanno in Lydia Forbes il loro punto d’unione, nonché la loro ispiratrice. Dieci anni come quanti ne passarono da quando Robert Forbes commissionò ad Antonio Ciccone il ritratto di sua moglie, a quando Ciccone ormai aveva chiaro di avere composto una serie compiuta, e pertanto decise di esporla per la prima volta.
Attraverso un’attenta e minuziosa ricerca e ricomposizione estetica del reale, Antonio Ciccone ha cercato di raffigurare, diversamente e per ventisei volte, un numero imprecisato di espressioni dell’umana natura, e non semplicemente l’identica idea reiterata nel tempo e nello spazio da angolature diverse. “The Lydia series”, infatti, è il tentativo di fissare in ventisei momenti almeno una parte di quanto di profondo, variegato e “velato”, è possibile riscontare all’interno della natura umana. Il tentativo di cogliere l’anima in un particolare momento della sua espressione e non soltanto elevare attraverso la rappresentazione artistica un soggetto in quanto tale ad espressione universale di una qualsivoglia idea. Questo è un privilegio concesso solo ai grandi, e Antonio Ciccone è di diritto tra questi.
Antonio Ciccone, inoltre, ha composto questa serie – tranne un solo caso – solo per mezzo del carboncino, senza rifugiarsi nella calda consolazione che potrebbero offrire i colori con la loro infinita possibilità cromatica. Attraverso linee decise e le sole variazioni comprese tra il bianco e il nero, si stagliano sui fogli bianchi (carta di cotone Fabriano) le rappresentazioni della luce, della materia, e di quanto non rientra né nell’una e né nell’altra, ma ha bisogno di entrambe per rendersi visibile nella realtà spazio-temporale: il soffio vitale che le sottende. Questo è possibile ritrovarlo negli occhi di Lydia, nelle sue labbra, nei suoi capelli, nella posizione del capo, e infine nelle varie “posizioni geometriche” che il suo corpo assume, proteso tra la ricerca della grazia e dell’eleganza e la semplicità delle forme che esso richiama.
In particolar modo sono gli occhi a colpire inesorabilmente: penetranti e profondi, rivelatori e misteriosi, curiosi e sensuali, decisi quanto dubbiosi, e gai quanto melanconici. Gli occhi di Lydia squarciano la semplice dimensione rappresentata dai fogli di carta, e annullano la distanza materiale tra essi e il fruitore che si trova di fronte. Annullano anche l’illusorietà di uno spettacolo che sta avvenendo fuori da se stessi, perché in quello spettacolo ci si ritrova catapultati prima ancora che qualsiasi razionalità possa fare il suo ingresso. E colpiscono più di mille parole incantatrici, collocandoci su un baratro di cui è possibile scorgere la profondità senza però riuscire a intravederne la fine: è il mistero della vita e l’irresistibile fascino che essa esercita, raccontati attraverso l’arte e l’intuizione di un artista che diventa tutt’uno con la medietà rappresentata dall’arte.
Gli occhi di Lydia sembra proprio che ci mettano di fronte a una scelta senza alternative: è questa la forza estetica di Antonio Ciccone, che a una tecnica sopraffina ha sempre unito la ricerca di quel qualcos’altro che pur senza cadere sotto i nostri sensi e pur senza riuscirne a tradurre l’essenza in conoscenza, ne riusciamo comunque a “intuire” la presenza attraverso la rappresentazione sensibile che l’artista attraverso l’arte offre.
Orario mostra:
dal martedì alla domenica
ore 9,00 - 13,00 e 14,00 - 17,30
ingresso gratuito
La mostra è stata realizzata in collaborazione con "The Forbes Foundation"









